PalaPanini, Modena e la sua gente: 14 anni, 24 trofei e un’identità che diventa cultura vincente tra storia memoria, pubblico e futuro.

Ci sono luoghi che non attraversi ma che riconosci: il PalaPanini, per me, è uno di questi. Non è solo un palazzetto ma un punto di ritorno, un luogo dove il tempo non si ferma ma si intreccia.

Quando entro, vedo il presente ma sento profondamente anche la storia, rivedo la memoria e ne riconosco un’identità. Quella identità, per 14 anni, l’ho vissuta ogni giorno, da giocatore, da allenatore, da dirigente. Un percorso completo, raro, che mi ha permesso di vedere Modena Volley da dentro, in tutte le sue dimensioni.

In quegli anni abbiamo vinto 24 trofei, ma i trofei, col tempo, diventano numeri. Quello che resta davvero è il processo, il percorso che li ha resi possibili.

L’energia, lo stato d’animo, la presenza di spirito.

Quella che oggi definisco, anche nel mio percorso e nel mio libro “L’Energia che Sei”, come la vera differenza: non ciò che fai, ma come sei e ti senti mentre lo fai. Modena mi ha insegnato anche questo.

Mi ha insegnato che una squadra vincente non nasce solo dal talento individuale, ma da un’energia condivisa.

Fiducia. Responsabilità. Coraggio. Determinazione.

Oltre a quella forma profonda di rispetto che diventa appartenenza.

C’è un altro elemento però, spesso meno raccontato, che a Modena fa la differenza: il suo pubblico, la sua gente, la città di Modena.

Il pubblico gialloblù non è solo spettatore, è parte della squadra.

La squadra siamo noi” diceva uno slogan di tempo fa.

Lo senti nel silenzio prima di una battuta decisiva.

Lo senti nell’esplosione dopo un punto importante.

Lo senti nella continuità, negli anni, nelle generazioni che si passano la passione.

E Modena, la città, ha qualcosa di speciale: vive la pallavolo non come evento, ma come identità.

Per chi scende in campo, questo cambia tutto, perché sai che al Palapanini non giochi solo per vincere una partita, giochi per rappresentare una comunità, una cultura, una storia che ti guarda e ti sostiene.

Nella serata “Guest of the Match”, Modena Volley celebra Vullo e Bertoli: omaggio a due leggende gialloblù, organizzata da Modena Volley, tutto questo era presente, non solo nella celebrazione, ma nell’atmosfera che mi avvolgeva.

Essere accolto, insieme a Fabio Vullo, dal pubblico del PalaPanini, ricevere la maglia numero 4 dalle mani dei Presidenti Giulia Gabana e del patron Christian Storci, non è stato semplicemente un gesto simbolico è stato un abbraccio.

Un abbraccio di passione e amore che viene da lontano e che continua oggi nel presente.

Ecco allora che la parola chiave diventa responsabilità, perché storia, memoria e identità non sono concetti da custodire in una teca, sono valori da trasmettere.

Se non diventano cultura, si perdono, se invece diventano cultura, generano un futuro dalla mentalità vincente ora come allora.

La cultura vincente di Modena Volley non è fatta solo di titoli, è fatta di atteggiamento, di mentalità e di un pubblico che non smette mai di esserci.

E oggi questa è la vera sfida: portare quello stesso spirito di squadra nel presente, renderlo attuale.

Viverla nei giocatori, nello staff, nella società, nei tifosi, nei partner, perché vincere una volta è un risultato che va e viene mentre costruire una cultura che continua a vincere è un’eredità per sempre.

Io, quella maglia, l’ho indossata, l’ho allenata, l’ho rappresentata in mille diverse situazioni e oggi la porto dentro.

Non come ricordo, ma come una sensazione di presenza vissuta navigando in gialloblù.

Per questo la gratitudine è la riconoscenza che sento verso Modena, verso la sua gente e verso Modena Volley è profonda.

Per ciò che mi hanno dato, ma ancora di più per ciò che mi hanno insegnato a essere.

Perché, alla fine, tutto torna lì.

Non al ruolo, non ai titoli,

ma all’energia che sei, oggi.

E se quell’energia è autentica, continua a vivere, viene trasmessa, nel tempo nella storia che diventa il futuro desiderato da tutto il mondo della pallavolo di Modena.