“Conta chi alleni non chi sei stato”, da qui inizio la mia ricerca per migliorarmi guardando intorno.
Si parla di tennis, dove ha fatto notizia in questi giorni al Roland Garros il giocatore Raonic che oltre all’ex campione Carlos Moja come Coach ora si è preso anche John McEnroe come “Consultant Coach” per prepararsi ancor meglio per Wimbledon sull’erba.

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Bjorn Borg fu il primo negli anni settanta a prendersi con sé un allenatore a tempo pieno, visti i suoi risultati quasi tutti lo seguirono ed oggi grandi campioni come Lendl, Roche, Becker, Edberg, Chang, Ivanisevic, Brughera, Connors, Wilander, Davemport, Mauresmo e la Hennin fanno gli allenatori ad altissimo livello.

Mi interrogo e mi chiedo, cosa possono dare o non dare questi famosi Coach agli atleti?
Djokovic e Murray rispondono così: è una questione di MENTALITÀ, chi era abituato a vincere molto e a gestire partite come le finali Slam, può trasmettere quell’esperienza e modificare la tua attitudine mentale alle grandi sfide.
Federer dice che dal suo Coach Edberg, più che consigli tecnici, chiede ispirazione, esaltato dall’idea di avere una leggenda nel proprio team.
Dunque i campionissimi di un tempo svolgono il ruolo di MOTIVATORI super consulenti che non seguono i loro atleti tutto l’anno a differenza degli allenatori che si occupano di preparazione fisica, tecnica e tattica.

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C’è un valore aggiunto che è quello del Marketing e dell’impatto mediatico nel prendersi un Coach Campione che accresce l’interesse ed unisce gli appassionati di ieri a quelli di oggi.
Non sempre un grande giocatore diventa un grande Coach, ora conta chi alleni e non chi sei stato.
Devi lasciar andare il tuo ego e con umiltà guardare sempre la prospettiva dell’atleta preoccupandoti di valorizzare più possibile le sue qualità.
Cito Murray che ha detto: “gli allenatori non hanno grande influenza sul gioco, sono io che colpisco la palla”.
Seguo il tennis e lo trovo per molti aspetti simile alla pallavolo, soprattutto dal punto di vista mentale ritengo che la partita con qualsiasi avversario ci sia dall’altra parte della rete si vinca dentro se stessi con un gioco interiore equilibrato con presenza, autostima, lucidità, consapevolezza e “interferenze” ridotte al minimo.
Per questo amo e sono appassionato nel conoscere, migliorarmi ed applicare sempre di più e meglio il Mental Coaching assieme alle persone con le quali collaboro.

Ringrazio Paolo Bertolucci e Riccardo Crivelli che scrivendo di tennis di allenatori e di questi argomenti sulla Gazzetta dello Sport hanno ispirato in me queste riflessioni.