Verso le sfide del tempo con determinazione e competenza
di Franco Bertoli, Formatore e Docente, Accademia FIPAV
C’è una domanda che porto con me ogni volta che entro in aula con un gruppo di dirigenti sportivi: siamo pronti per il mondo che ci aspetta, o stiamo ancora gestendo il mondo che abbiamo conosciuto?
Il 13 giugno sarò a Roma, alla Casa dello Sport di Viale Tiziano, per l’ennesima giornata di formazione organizzata da FIPAV Lazio e dall’Accademia Federale. Insieme al Prof. Roberto Ghiretti, guideremo i dirigenti delle società affiliate attraverso un percorso che non è solo un aggiornamento professionale: è un invito a guardare avanti, con gli strumenti giusti in mano.
Un appuntamento che si inserisce in un percorso nazionale: l’Accademia della Federazione Italiana Pallavolo ha portato questa formazione in ogni regione d’Italia, costruendo una rete di dirigenti sempre più consapevoli, preparati e connessi tra loro.
La mia Wet Truth: la verità da campo
Non faccio formazione teorica. Non porto formule astratte o modelli copiati dai libri di management.
Porto la mia Wet Truth, la verità viscerale di chi ha il fango sugli scarpini e le lacrime agli occhi. La verità di chi quelle cose le ha vissute sulla propria pelle, prima ancora di poterle insegnare.
Ho fatto l’atleta. Ho allenato. Ho diretto, non solo nella pallavolo, ma in più contesti e discipline sportive. Ho vissuto la pressione della gara, la responsabilità della panchina, il peso delle decisioni dirigenziali e della gestione dei settori giovanili.
Questo è il mio carisma. Non è un titolo. Non è un curriculum. È la somma di tutto quello che ho attraversato, trasformato in strumenti concreti per chi siede in aula con me.
Quando parlo di leadership, di fiducia, di relazioni umane nello sport, non cito teorie. Racconto ciò che ho vissuto. E chi mi ascolta lo sente. Perché la verità vissuta arriva dove le slide non arrivano mai.
Perché “Oggi è domani”?
Il titolo non è una provocazione. È una constatazione.
Il mondo dello sport associativo sta cambiando a una velocità che, fino a pochi anni fa, avremmo faticato a immaginare. La riforma del lavoro sportivo, la crescente complessità normativa, le nuove aspettative delle famiglie e degli atleti, la digitalizzazione dei processi, la necessità di costruire reti territoriali solide: tutto questo non è il futuro. È già il presente che ogni dirigente sportivo affronta ogni giorno.
Chi guida una società sportiva oggi non può più permettersi di improvvisare. Non per mancanza di passione, quella non è mai mancata nel volontariato sportivo italiano, ma perché la complessità richiede competenza. E la competenza si costruisce, si aggiorna, si condivide.
L’energia che sei: lo stato d’animo fa la differenza
C’è una dimensione che spesso dimentichiamo quando parliamo di gestione sportiva, e che invece è la più decisiva di tutte: chi sei mentre dirigi?
Nel mio libro L’energia che sei esploro proprio questo: lo stato d’animo, lo spirito con cui un dirigente affronta le relazioni umane non è un dettaglio, è il cuore del suo ruolo. L’energia che porti in una riunione, in un confronto con un genitore, in una conversazione difficile con un allenatore, determina il clima della tua società molto più di qualsiasi regolamento interno.
Un dirigente che motiva, che coinvolge, che sa dare un senso e un significato al proprio ruolo, quello che oggi chiamiamo Purpose, non gestisce solo una struttura: ispira una comunità. E una comunità ispirata raggiunge risultati che una struttura ben organizzata, da sola, non potrà mai toccare.
Essere dirigente di una società sportiva non è un incarico amministrativo. È una scelta di campo. È decidere di essere un punto di riferimento per decine, a volte centinaia di persone: atleti, famiglie, tecnici, collaboratori. Vale la pena viverlo con piena consapevolezza.
Il patto educativo: fiducia come fondamento
Nell’ordine del patto educativo ci sono le famiglie, le scuole e, al terzo posto, le società sportive. Una società sportiva non esiste nel vuoto. Esiste in un territorio, in una comunità, in un sistema di relazioni che la nutrono o la indeboliscono a seconda di come vengono coltivate.
Per questo credo profondamente nel patto educativo: un accordo implicito ma potentissimo tra la società sportiva, le famiglie e il territorio, orientato non solo alla performance atletica, ma alla crescita della persona. L’atleta non è solo un giocatore da allenare: è un ragazzo o una ragazza adolescente che sta costruendo la propria identità, e la società sportiva è uno dei luoghi più importanti in cui questo accade.
Questo patto si regge soprattutto su un’unica vera fondamenta: la fiducia.
Fiducia tra famiglie e allenatori. Fiducia tra dirigenti e atleti. Fiducia tra la società e il territorio circostante, la pubblica amministrazione, la scuola, i partner commerciali. È la fiducia, come approfondisco nel mio libro, che trasforma un gruppo di persone in una vera comunità educante. E sono le comunità educanti, non le singole eccellenze, a fare grande uno sport nel lungo periodo.
Costruire fiducia richiede tempo, coerenza e coraggio. Ma è l’investimento più redditizio che un dirigente possa fare.
C’è un ultimo passaggio che ogni società sportiva dovrebbe fare proprio: imparare a guardare il percorso, non solo il podio.
Il viaggio che un atleta compie all’interno di una società sportiva, la fatica, le cadute, la crescita, i legami che costruisce, i valori che interiorizza, vale almeno quanto, se non più, dei risultati che ottiene. Soprattutto quando parliamo di adolescenti. Per un ragazzo o una ragazza in quella fase della vita, lo sport non è solo competizione: è palestra di carattere, di resilienza, di appartenenza. È uno dei luoghi in cui si diventa grandi.
Una società sportiva che sa riconoscere, valorizzare e accompagnare questo percorso di crescita, oltre a inseguire le vittorie, sta facendo qualcosa di profondamente educativo. Sta formando persone. E questo è il compito più nobile, e più responsabile, che un dirigente sportivo possa abbracciare.
Essere parte di questo progetto, dell’Accademia FIPAV come formatore e docente, è per me motivo di orgoglio e responsabilità. Portare in aula non solo contenuti, ma metodo, visione e confronto autentico con chi vive la realtà del campo: è questo il cuore del mio, e del nostro, lavoro.
Comunicazione e Marketing: strumenti che ogni dirigente deve conoscere
C’è un altro capitolo fondamentale che affrontiamo durante la giornata, e che troppo spesso viene trascurato nelle società sportive: la comunicazione e il marketing.
Non come argomenti da agenzia pubblicitaria. Come strumenti concreti di sopravvivenza e crescita per una società sportiva moderna.
Costruire una strategia di comunicazione non significa aprire un profilo Instagram e postare le foto delle partite. Significa avere una voce chiara, coerente e riconoscibile. Significa sapere cosa vuoi dire, a chi lo vuoi dire e perché. Significa che ogni messaggio, verso le famiglie, verso gli sponsor, verso le istituzioni, rafforza l’identità della tua società e consolida la fiducia che hai costruito nel tempo.
E poi c’è la domanda che molti dirigenti non si sono mai posti davvero: cos’è il marketing? A cosa serve nel contesto di una società sportiva?
Non è vendita. Non è pubblicità. Il marketing, per una società sportiva, è la capacità di capire di cosa ha bisogno il territorio in cui operi, di ascoltare le famiglie, di costruire un’offerta che risponda a bisogni reali e di comunicarla nel modo giusto. È il ponte tra ciò che sei e ciò che il mondo percepisce di te.
Una società sportiva che sa comunicare bene attrae più atleti, costruisce partnership solide, accede più facilmente ai bandi e, soprattutto, diventa un punto di riferimento riconoscibile nel proprio territorio. Non per caso. Per scelta e per metodo.
Una visione per chi si mette in gioco e vuole restare in campo
Formare dirigenti sportivi significa, per me, aiutare le persone a trasformare la loro dedizione in efficacia. Significa dare forma e metodo a quella passione che già c’è, che non ha mai bisogno di essere accesa, ma a volte ha bisogno di una direzione.
Il futuro delle società sportive dipende da chi, oggi, sceglie di investire sulla propria crescita. Non solo come tecnico, non solo come gestore, ma come leader consapevole di una comunità. Un leader che conosce la propria energia, che sa costruire fiducia, che dà senso e significato al proprio ruolo ogni giorno.
Determinazione e competenza.
Non l’una senza l’altra.
Franco Bertoli
Atleta, Allenatore, Dirigente. Formatore e Docente per l’Accademia della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV). Autore di “L’energia che sei” e “Panchine Pensanti”.