Ogni generazione è una lente diversa sul mondo. Nessuna è giusta da sola.

Ho avuto il privilegio di collaborare con un gruppo di giovani atleti di beach volley, ragazze e ragazzi di 15/16 anni, nati nel 2010 e 2011: la generazione Alpha. Io appartengo ai Baby Boomer. Tra noi corrono quasi 50 anni.

Eppure mi piace pensare che sia possibile una vera “age integration”: capirsi, colmare le distanze, trasmettersi reciprocamente i valori di cui ciascuna generazione è portatrice.

C’è un concetto che mi guida in questo, ed è quello di “Perennial”: una categoria che, secondo la ricerca Ipsos “The Perennials: The Future of Ageing”, non è legata all’anagrafe ma a un modo di stare al mondo. I Perennial sono persone di ogni età accomunate da curiosità autentica, apertura al cambiamento e capacità di costruire relazioni al di là delle barriere generazionali, senza lasciarsi rinchiudere negli schemi rigidi che spesso associamo a una certa età. È proprio questa mentalità — inclusiva, aperta, mai statica — che vorrei incarnare nel mio modo di stare in campo, in azienda e in famiglia.

Collaborare tra generazioni oggi non è più una bella possibilità da esplorare: è una necessità. Lo vedo chiaramente nel Team Building aziendale, dove una delle sfide più concrete su cui lavoro è proprio questa: far em

ergere il meglio dalla diversità che le diverse generazioni portano in campo.

Come coach, mi occupo in particolare di percorsi mirati al passaggio generazionale: quei momenti delicati in cui un’azienda, una squadra o una famiglia devono trasferire competenze, ruoli e valori da chi ha costruito a chi dovrà portare avanti. È lì che la mentalità Perennial diventa concreta: non un semplice passaggio di consegne, ma un vero scambio, dove l’esperienza di chi è già passato di lì incontra l’energia nuova di chi arriva.

Anche le famiglie vivono questa stessa sfida, tra genitori, figli e nipoti.
L’ostacolo, in fondo, non è mai l’età anagrafica. Sono i significati, i giudizi e i pregiudizi che attribuiamo ai tempi diversi che ciascuno ha vissuto: sono questi a minare le relazioni e la collaborazione, non gli anni sulla carta d’identità.

Per questo vorrei essere un “Perennial”: uscire dai luoghi comuni negativi legati all’età, cercare di cogliere il potenziale di chi ho di fronte, e scambiare con lui o con lei un po’ della mia esperienza, per costruire insieme una bella squadra.