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Franco Bertoli sostiene:



'Bertoli, una schiacciata africana', 07 Aprile 2011, , Il campione presidente del Coni in Camerun per insegnare il volley. Il progetto 'Un sogno oltre la rete' vede più che mai attive le energie fornite da Mano di pietra, un gemellaggio educativo sportivo tra volley e basket per i ragazzi del Camerun.
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"Bertoli, una schiacciata africana"
07 Aprile 2011
 YAOUNDE (Camerun). Con il volley ha vinto di tutto e di più. Ora è la pallavolo a chiedergli di vincere la partita più importante, quella da giocare contro il diritto mancato al gioco e alla scuola, quella da trionfare per le centinaia di speranze e di sorrisi persi nell'indifferenza e nell'obbligo della sopravvivenza, quella da vivere in un tempo per una volta non rubato alla fatica.
E allora Franco Bertoli, proprio perché campione, s'é rimesso scarpette e maglietta, è sceso sino all'equatore e ha lanciato in aria la palla. E come cliccando su Google Earth, la fatidica palla ha preso lui, sua figlia allenatrice Nicole e un manipolo di educatori: ha iniziato la zoomata sull'Africa e li ha portati in Camerun. Li ha fatti rimbalzare in una serie di minuscoli villaggi regolati secondo arcane regole pressochè feudali e li ha scortati in ministeri, ambasciate, campi universitari ed istituti scolastici nella capitale Yaoundè.
Da varani, tamburi e foreste ai fiumi di smog, palazzoni e baracche della capitale. Il primo set è iniziato, la palla alzata a Modena ha trovato le carezze e gli schiaffi di decine e decine di bambini e ragazzi, ha conquistato l'attenzione di adulti che diventeranno allenatori e profeti dell'insegnamento quotidiano della pallavolo: si creerà così una rete di figure professionali e tecniche per la diffusione del volley e di valori dello sport dalla capitale e in aree sempre più vaste. Bertoli ha trovato in aria quel pallone che il volley stesso gli ha alzato e non ha potuto fare a meno che schiacciare, come ai non scordati tempi.
Il presidente del Coni modenese che per creare e sviluppare la diffusione del volley ha fondato una apposita onlus, Sport Education, è andato direttamente in Camerun, è sceso in campo, ha allenato i ragazzi delle scuole, ha insegnato per una dozzina di giorni ai futuri allenatori schemi e fondamentali: la sua pallavolo si è inserita dove già un canestro era stato alzato dall'associazione Orizzonti sportivi, dove grazie a Stefano Bizzosi, allenatore dell'Under 18 di basket e con trascorsi di allenatore proprio in Camerun, la pallacanestro ha trovato diffusione e nuove strutture. Un progetto dunque già esistente e avviato, chiamato "Un sogno oltre la rete", nel quale si è inserita la pallavolo di Bertoli.
Ora, dopo la prima tappa conoscitiva nel novembre scorso, il progetto "Un sogno oltre la rete" vede più che mai attive le energie fornite da Mano di pietra, un gemellaggio educativo sportivo tra volley e basket per i ragazzi del Camerun. Sulle prime ore dell'alba, mentre si srotolano lungo i bordi i primi tagli di ananas, i pentoloni fumanti, i carichi improbabili sopra alle teste delle rezdore, la strada inizia ha salire per dieci ore. Dalla capitale ad un segreto arroccamento di case chiamato Shisong, nel nord est del paese. La sfida è alla cipria rossa, nebbia che sferza viva fuori e dentro al corpo, impalpabile, colorata, soffocante.
Copre tutto, è come un suono che tiene bene il ritmo del caldo e della strada, sentiero bucato, che sfiora capanne tra savana e vegetazione sempre più rigogliosa in umanità sparsa e coltivazioni. Dieci ore sino a Shisong, casa di una missione di Cappuccini, terra di un ospedale statale e di una meraviglia tutta italiana, un ospedale per bimbi cardiopatici. Sono come antenne, ripetitori che si ergono come il campanile della chiesa sopra a canti tribali, mercatini, birre da 66 centilitri, le mamme che spezzettano il giama giama, uno spinacio speciale per un piatto quasi da erbazzone, il lavoro delle donne e il vagare degli uomini e i tanti bambini con la divisa della scuola.
Ci sono due grandi spiazzi in una distesa sottratta al piano regolatore locale, uno ha due porte ed è più in basso, l'altro ha due canestri e una teoria di reti disposta per cinque campi da pallavolo. Arrivano tutti, chi con la divisa della scuola, chi con quella di Eto'o: si parte con un allenamento ballato con il loro insegnante, poi Nicole palleggia con Franco. Tutti in cerchio, la rete non divide, non ci sono buoni e non buoni, c'è lo sport e il bagher, la volontà e la schiacciata, il sudore di chi impara e insegna. Il gioco è dentro le linee a nastro adesivo del campo, il gioco è fuori, è intorno, scarta un drapello di polli e pecore venuto a visitare i nuovi altissimi bianchi, il villaggio guarda il procedere appassionato, il su e giù dei palloni Mikasa e Molten.
Bertoli prende l'annaffiatoio, quello in latta da giardino, spegne per un attimo il brulicare della polvere rossa versando acqua sui campi e tra i ragazzi. È il segnale che non si molla, nello sport non ci si arrende perché tutto è possibile, come nella vita. E allora si gioca, si impara: per un istante il volo di una palla dura l'eternità di un desiderio alto e condiviso. E la stessa atmosfera in campo con i ragazzi si respira nelle lezioni pomeridiani ai grandi, agli allenatori che continueranno l'insegnamento della pallavolo e che riceveranno anche gli insegnamenti di tecnici venuti appositamente dall'Italia e dall'Europa.
Si sono fatti chilometri a piedi, dal villaggio alla stanza accanto alla missione, con gli appunti e le fotocopie dei testi loro consegnati: non è mai mancato nessuno per tutta la settimana. Si spegne la luce sugli altopiani di Shisong, si accendono i fumi della capitale Yaounde. La palla partita da Modena ora porta Bertoli e la sua squadra in periferia, in alcuni campi strappati allo straboccare di baracche e rivendite, piccoli nidi per ragazzi di strada. Ci sono ragazzi dell'università, dipartimento sport, che hanno cura di loro e tengono ben tesa la rete. Comunità sportive che avranno aiuti tecnici e supporti. Mano di pietra stringe le mani del viceambasciatore, incontra funzionari di onlus de della Ued per avviare accordi, crea spartiti con la federazione locale di volley.
C'è un equivalente in Camerun del nostro ex Isef: ci saranno scambi con presenze di nostri insegnanti in loco. Dopo tanto correre, la palla si ferma nella rete, Bertoli la raccoglie e la mette nella sua borsa con il numero quattro. In aereo, mentre torna a Modena e al suo Coni, legge ai suoi ragazzi alcuni versi da un libro molto conosciuto: si parla del vivere e del fare, del desiderare e del perseguire, secondo la propria coscienza, cercando traguardi qualunque questi siano. Ed è soddisfatto di essere d'accordo con il grande allenatore.
Gazzetta di Modena, 8 marzo 2011

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