Il taglio ai coni provinciali è un taglio al welfare sportivo

by Franco Bertoli 3 ottobre 2011 15.18

L’altro giorno, sfogliando i giornali, ho trovato una notizia che mi ha letteralmente sconvolto, come si suol dire, un vero e proprio “fulmine a ciel sereno”.

 

La Gazzetta dello Sport di giovedì, infatti, ha riportato le parole del Presidente Petrucci, il quale – nel corso di una conferenza stampa – ha presentato ciò che lui stesso ha definito “un’autoriforma in tempo di crisi”.

 

Due sono i punti fondamentali dei provvedimenti ventilati dalla Giunta e dal Consiglio Nazionale per ridurre drasticamente i costi dello Sport: l’abolizione di tutti i Comitati Provinciali (e quindi anche quello di Modena) e il netto ridimensionamento dei Consigli Federali e dei Collegi dei Revisori dei Conti.

 

Ad essere sincero, al momento, ne so davvero poco sull’argomento, tanto più che la cosa – e lo dico con gran dispiacere – l’ho scoperto solo grazie ai media. Nonostante ciò, qualche considerazione mi nasce spontanea.

 

In primis, si è giustificata tale decisione con motivi di ordine economico. Certo, la crisi economica è reale e sta davvero colpendo la nostra nazione, ma sarebbe sbagliato tagliare presunti costi in modo irrazionale. Infatti, per chi non lo sapesse, i Comitati Provinciali hanno sempre reperito buona parte dei fondi in maniera autonoma – coinvolgendo fondazioni, enti e privati – siamo sempre riusciti a realizzare ottimi progetti per il territorio di competenza. Quando capita che arrivano dalla sede nazionale dei fondi, questi sono utilizzati solo ed esclusivamente per lo svolgimento dei progetti nazionali.

 

I costi reali sostenuti da Roma sono l’affitto degli uffici e gli stipendi degli impiegati amministrativi. I dipendenti, con la chiusura delle sedi provinciali, verrebbero (giustamente) trasferiti a quelle regionali, senza avere quindi alcun risparmio. Noi Presidenti, invece, svolgiamo il nostro incarico in maniera del tutto gratuita, così come i membri della Giunta. Dove sono allora le spese?

 

Sono molto perplesso. Il lavoro di cui ci siamo sempre presi carico è un qualcosa di quanto mai prezioso per il nostro territorio. Noi non ci rivolgiamo alle società professionistiche, ma alle scuole, alle USL, affiancando all’attività sportiva l’organizzazione di convegni sulla salute e di seminari per allenatori. Si tratta, perciò, di un progetto culturale ed educativo di primissimo piano. Senza troppi giri di parole, i Comitati Provinciali lavorano bene e costano poco. Possiamo rinunciare con tanta facilità ad un così prezioso lavoro? No! La cultura dello sport, a partire dai giovani, deve restare una priorità anche dinnanzi ai pur necessari tagli economici.

 

Con grande preoccupazione, non posso che augurarmi scenari migliori per il nostro mondo, per il mio mondo, quello a cui ho dedicato tutta la vita. Sono sicuro che la crisi del nostro paese potrà essere superata anche grazie allo sport. Sperando che lascino sopravvivere i CONI provinciali come massima espressione sul territorio dello sport per tutti, soprattutto nei suoi grandi valori di salute, di formazione, di educazione, di inclusione ed integrazione sociale, di rispetto delle regole, di aggregazione, etc!

 

 

 

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